modo incomprensibile e se ne vanno
quando si è sul punto di decifrarle.
Il motivo per cui decisi di partire verso l'est europeo
nell'estate del 1994 mi è tuttora sconosciuto,
ma gli eventi che seguirono furono tali
da far assumere a tutto il quadro un aspetto
quasi logico.
Spesso ci si interroga sulle motivazioni profonde
dei nostri atti ma, per quanto si possa cercare,
la risposta si avrà col passare del tempo.
Lo spirito che anima l'essere umano sarà
sempre un mistero.
Il mio carattere, però, mi ha sempre spinto ad
andare oltre le apparenze.
Credo che lo spirito di rassegnazione non faccia
parte del mio modo di essere.
Mi ritrovo, così, ad affrontare situazioni ritenute,
da chi mi conosce, estremamente sconvenienti.
Quell'anno sarei partito volentieri con un amico,ma tutti chiesero
la stessa cosa:
A me, che è sempre piaciuto l’imprevisto, non restava
che rispondere: «Guardate, il bello di un viaggio
è non sapere come andrà a finire».
Puntualmente, si intavolavano discussioni sull’opportunità
di cercarsi noie anche in vacanza.
Da parte mia, continuo tuttora a sostenere che
siano le difficoltà a cercare chi è disponibile.
Scelgo, questo si, di non portare con me molto
denaro, ma solo perché ritengo si debbano continuare
a mantenere i ritmi di sempre.
Gli imprevisti, essendo tali, non riescono a preoccuparmi.
Fu così che partii solo, ritrovandomi in un treno
affollato.
Era il 15 agosto, e gli ultimi ritardatari si apprestavano
a raggiungere i luoghi di vacanza.
Il viaggio, estremamente scomodo, migliorò quando
trovai posto lungo il corridoio di un vagone.
Non era certo una sistemazione che permettesse
di rilassarsi.
