mercoledì 22 febbraio 2012
5 I cecchini Serbi
«Sono stati i cecchini serbi!», mi disse cambiando
espressione.
Iniziò, con estrema precisione e freddezza, a descrivere
particolari agghiaccianti che ascoltai allibito.
Parlò per tutta la mattina ma, quando il tono del
suo monologo divenne eccessivamente minaccioso,
cercai di distrarlo parlando d’altro.
La sete di verità, però, mi fece tornare di nuovo
sull’argomento.
«Come è possibile uccidere a sangue freddo dei
bambini?», gli chiesi.
«I cecchini di cui tu parli sanno che, un giorno,
quei bambini diverranno i loro nemici, perciò
prima li uccidono, meglio è!», disse con logica
freddezza.
Ci fu un silenzio che durò qualche minuto,
quindi riprese a parlare, elencando i suoi meriti
in battaglia che gli valsero il grado di sergente.
Ascoltai tutto senza interloquire, riflettendo sul
senso di disciplina che avevano da quelle parti.
Senza divisa, avrei giurato trattarsi di un qualunque
bullo di città, con i suoi lunghi capelli e quella
bottiglia, dalla quale sembrava non volersi mai separare.
Ma non era così.
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