lunedì 7 maggio 2012
26 Layla
Davanti al mio appartamento, c’era una donna ad
aspettare. Avvicinandomi, fece un sorriso e mi salutò
cordialmente.
La osservai, cercando di ricordare chi fosse ma,
anche se il suo viso sembrava familiare, non riuscii
a trovarla nella mia mente.
«Lei, chi è?», chiesi incuriosito.
«Sono tua zia Layla».
«Chi?»
«Hai capito benissimo!».
Dopo aver discusso qualche minuto fuori dal portone,
decidemmo di entrare in casa e continuare
con calma.
Era una signora sulla quarantina, con fare gentile,
anche se estremamente deciso. Nonostante non
fossi ancora certo della sua identità, fui portato a
credergli fin da subito.
«Dunque, immagino che tu voglia sapere come ho
fatto a rintracciarti, non è così?», mi disse.
«Beh…per iniziare basterebbe».
«Penso, invece, sia più importante parlare d’altro».
Le chiesi a cosa si riferisse.
«Hai gettato via il medaglione!», disse seccamente.
«Non avresti dovuto, ma si può rimediare».
«Ehi, aspetta…come fai a conoscere questa storia!
Chi sei veramente?», chiesi sorpreso.
«So molte cose. Direi di partire dal principio».
«Sono d’accordo».
La invitai ad essere molto precisa, senza tralasciare
alcun dettaglio.
«So tutto di quello che è successo a Budapest
con Boris, ed anche della metà del medaglione
che ti ha chiesto».
«Bene, allora risparmierò fiato», dissi scherzosamente.
«Immagino, invece, che tu abbia cose
davvero importanti da dirmi».
«Tuo nonno era mio padre!».
«Oh , questa sì che è bella…ed io, magari,
dovrei crederci!».
«Direi di sì», rispose non scomponendosi affatto.
«Centra, per caso…Marisa Turrito?», domandai.
«Naturalmente. Era mia madre!».
La storia mi sembrò davvero ai limiti del possibile.
La donna, però, continuava ad ispirarmi fiducia.
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